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Materiali didattici
per gli insegnanti
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Robert Gilmore, Il quanto di Natale
Raffaello Cortina Editore, Milano 1999
Recensione di:
Valentina Bologna, in "Jekyll", Giornale del Master
in Comunicazione della Scienza della SISSA, marzo 2000
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Immaginate la neve che cade lieve,
una tavola imbandita, un clima familiare immerso nei ricordi, un albero
con tanti doni e poche persone per strada.
Immaginate, poi, un vecchio scorbutico e avido che se ne torna a casa
dopo una giornata piena di lavoro, guadagni e affari. Avete già
capito? È il vecchio Scrooge di Charles Dickens, trapiantato
negli anni Novanta e preso in prestito da Robert Gilmore nel suo ultimo
libro, Il quanto di Natale (ed. Cortina, 1999).
Poche righe bastano per capire che la storia continua sulla falsariga
del noto racconto. Stavolta ai tre spiriti che vanno dal vecchio è
affidato l'arduo compito di accompagnarlo non in un viaggio nella
coscienza, ma nella scienza. E così il lettore viene "catapultato"
assieme a Scrooge nella fisica contemporanea, alla scoperta della
meccanica classica, della termodinamica, della relatività e
persino della meccanica quantistica.
Con la Signora dei Mondi e la sua Ombra inizia la prima visitazione.
Scrooge però non si dimostra subito un allievo provetto. Fa
mille domande e interruzioni per comprendere, andando oltre il suo
buon senso, le leggi di conservazione della meccanica classica, i
principi della termodinamica, l'entropia e la morte termica dell'universo.
Nella seconda visitazione, per prendere confidenza con la teoria della
relatività di Einstein, il vecchio Scrooge è invece
accompagnato dallo Spirito del Tempo, il quale si diletta a farlo
viaggiare alla velocità della luce per mostrargli la dilatazione
delle lunghezze e la contrazione dei tempi. Formulazioni e discorsi
complessi gli fanno comprendere che quando tutto è relativo
nulla è predicibile. La creazione stessa diventa soggetta al
Caos e alla sue leggi e per il fantasma della seconda visitazione
non è cosa semplice da spiegare, soprattutto a chi ne è
totalmente ignaro.
Il testimone viene poi passato a un simpatico clown, che nella terza
visitazione racconta le leggi dell'infinitamente piccolo che governano
l'infinitamente grande. Sul palcoscenico di un teatro vuoto sono messe
in scena la duplice natura delle particelle (corpuscolare e ondulatoria),
il principio di indeterminazione e quello di esclusione di Pauli (per
l'identità delle particelle) e infine la natura dell'atomo.
Al pagliaccio bastano pochi trucchi per insegnare a Scrooge come costruire
la tavola periodica degli elementi e come appassionarsi al mondo dei
quanti.
Al termine della lunga notte di Natale nel vecchio avido sono nati
sentimenti di generosità che si concretizzano nell'aiutare
il cugino che si batte per la salvaguardia della cultura scientifica,
nell'abbonarsi alla rivista "Scientific American" e infine
nello sviluppare un interesse fortissimo per la scienza.
Non si può dire che lo stesso accada al lettore. Sebbene, infatti,
la fiction letteraria sia molto piacevole, sono parecchie le descrizioni
che necessitano di una seconda lettura. I lunghi monologhi degli spiriti,
pur non mancando di rigore scientifico e utilizzando con abbondanza
similitudini e paragoni per alleggerire i contenuti, non sono sempre
di facile comprensione.
L'autore, un professore di fisica dell'Università di Bristol,
alle prese con il suo secondo libro di scienza per il grande pubblico,
è stato meno brillante rispetto alla sua prima opera, Alice
nel paese dei quanti. Probabilmente la storia stessa di Scrooge
si prestava meno a questo tipo di narrazione: solo tre personaggi
diversi dal protagonista e pochi cambi di scena (a eccezione delle
spiegazioni ed esemplificazioni scientifiche) rendono più statico
il racconto.
L'impresa compiuta da Robert Gilmore è comunque notevole. Cercare
di spiegare i segreti del mondo in cui viviamo non è cosa semplice.
Un salto quindi nel passato, nel presente e nel futuro possono sempre
servire, se poi non si è ancora perso il gusto di poter imparare,
ancora una volta, qualcosa di nuovo. |
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