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A distanza di quasi mezzo secolo dalla
sua scomparsa a Princeton, il 18 aprile 1955, Albert Einstein rimane
più che mai un mito e un punto di riferimento non solamente
per il mondo scientifico ma anche per tutta la cultura contemporanea.
A lui dobbiamo contributi fondamentali alla costruzione della teoria
della relatività e alla nascita della meccanica dei quanti
che lo pongono accanto a Newton e a Galileo, tra i grandi della storia
del pensiero umano.
Abraham Pais è un fisico teorico che ha tutte le carte in regola
e ha partecipato da protagonista allo straordinario sviluppo della
fisica delle particelle che ha avuto inizio dopo la morte di Einstein.
A lui dobbiamo in particolare importanti contributi alla fisica dei
mesoni K. Pais è stato collega di Einstein all'Institute far
Advanced Study di Princeton e lo ha quindi conosciuto molto bene.
Ha avuto inoltre la saggezza di tenere nota delle sue conversazioni
con il Maestro proprio in vista di una futura biografia. Infine Pais
ha letto tutti i lavori scientifici di Einstein e ha seguito in dettaglio
e da esperto l'evoluzione del suo pensiero. Per queste ragioni il
libro rimane testimonianza insostituibile e punto di passaggio obbligatorio
per chiunque voglia ripercorrere il cammino scientifico di Einstein.
Il libro di Pais conta circa 540 pagine ed è diviso in otto
sezioni per un totale di 32 capitoli. La prima sezione è introduttiva,
la seconda tratta i contributi di Einstein alla meccanica statistica,
la terza è dedicata alla relatività ristretta, la quarta
alla relatività generale, la quinta alle teorie unificate,
la sesta alla meccanica dei quanti, la settima è un epilogo
storico. Segue infine una sezione dedicata alle appendici e due indici,
estremamente utili. Ogni capitolo è corredato da una nutrita
bibliografia.
Il libro è primariamente una biografia scientifica e alcuni
capitoli (ad esempio il tredicesimo) presentano difficoltà
praticamente insormontabili a chi non abbia una preparazione adeguata.
Altre parti sono invece accessibili e di alto interesse per chiunque
abbia una cultura principalmente umanistica. A me pare che Pais abbia
scritto il libro cercando di renderlo accessibile là dove era
possibile, ma che non abbia per questo rinunciato a esporre dati e
ragionamenti molto tecnici là dove lo richiedeva la completezza
dell'esposizione.
Come tanti altri grandi pensatori Einstein trasse ispirazione dalle
opere dei suoi maestri e predecessori, tra cui Maxwell, Mach e Lorentz,
guardando nel contempo al futuro. Molti suoi critici hanno sostenuto
che la relatività ristretta era già contenuta nelle
opere di Lorentz e Poincaré. La teoria degli stati corrispondenti
di Lorentz può essere infatti considerata come un archetipo
della relatività ristretta e certi contributi di Poincaré
anticipano concetti fondamentali della relatività. Si tratta
quindi di lavori scientifici di altissimo livello. Sarebbe tuttavia
errato ridurre il lavoro di Einstein dedicato alla relatività
e apparso nel 1905 al rango di pubblicazione scientifica nota per
aver risolto una controversia e chiuso la crisi iniziata con gli esperimenti
di Michelson e Morley. Si tratta invece di un lavoro che è
allo stesso tempo un manifesto scientifico e che apre nuovi orizzonti
alla fisica.
L'anno 1905 vide l'esordio di Einstein, allora ventiseienne, e fu
da molti confrontato con il 1666, l'annus mirabilia di Newton. Oltre
alla relatività egli pubblicò un lavoro fondamentale
sul moto browniano che chiuse una lunga controversia sulla realtà
degli atomi, e un altro sull'effetto fotoelettrico. A questo lavoro
e alle polemiche che ne seguirono Pais dedica due capitoli che illustrano
a fondo una delle caratteristiche di Einstein: la sua solitudine,
la sua capacità di appartarsi e di resistere serenamente a
pressioni e critiche. Einstein va considerato come lo scopritore di
una nuova particella, il fotone o quanto di luce: per giungere a questo
risultato dovette resistere alle pressioni e vincere il dissenso di
critici di alto calibro, come lo stesso Bohr. La vittoria finale giunse
solamente nel 1923 con la scoperta dell'effetto Compton. La sua battaglia
fu solitaria e lo condusse al premio Nobel, condiviso con lo stesso
Bohr. Nella motivazione del premio l'Accademia svedese esclude esplicitamente
la relatività come contributo valido.
Se ad alcuni la tenacia di Einstein poteva apparire come pura cocciutaggine,
desta meraviglia il fatto che per oltre venticinque anni questa tenacia
lo abbia invece sorretto senza tentennamenti in battaglie durissime
e lo abbia condotto al successo finale. Pais si addentra infine nei
meandri della meccanica dei quanti. Einstein ne va considerato come
un fondatore anche se poi ne rimase un tenace oppositore e non ne
accettò mai l'impostazione filosofica il latente indeterminismo.
Durante una serie epocale di incontri con Bohr attaccò con
durezza i fondamenti della teoria dei quanti con una serie di paradossi
concettuali (Gedankenexperimente) che furono puntualmente demoliti
da Bohr ma che contribuirono grandemente a gettare luce sulle conseguenze
ultime della teoria. Questa sconfitta fu forse una delle cause per
cui Einstein si trasse infine in disparte e uscì di scena carico
di onori, figura leggendaria e monumento vivente di Princeton. Nei
suoi ultimi anni lavorò tenacemente alla costruzione di una
teoria unificata della gravitazione e dell'elettromagnetismo. Se di
questo sforzo rimane poco o nulla sul piano tecnico, rimane invece
la spinta verso l'unificazione, ultimo grande messaggio e manifesto
scientifico di Einstein.
Pais ha fatto uno sforzo notevole per risalire alle fonti, evitando
finalmente la trasandatezza che caratterizza da sempre la storia della
scienza quando è scritta da scienziati. Non è tuttavia
uno storico; non riesce infatti a distaccarsi dal personaggio e anzi
lo venera. Il libro non è quindi obiettivo ma di certo è
molto meglio della storica opera di Whittaker (History of the Theories
of Aether and Electricity, 1910), incredibilmente astiosa verso
Einstein. La cosmologia meritava più attenzione. Nonostante
queste pecche si tratta di un'opera fondamentale che resisterà
all'usura del tempo. |
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