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Einstein, nato nello stesso anno dei due altri grandi scienziati
premi Nobel Otto Hahn e Max von Laue, trascorse la prima giovinezza
a Monaco educato nel rigido sistema scolastico bavarese.
Nonostante alcune dicerie, era un buon studente, soprattutto nei
riguardi della matematica e della fisica, difficilmente riconducibile
a un genio in gioventù, specie per certe difficoltà
nella prontezza dei riflessi e nella capacità oratoria.
In una intervista verso la fine della sua vita disse che le parole
gli erano alcune volte di impedimento al pensiero e che le sue intuizioni
erano talvolta piuttosto lente, in quanto spesso cominciavano a
prendere forma con delle immagini prelevate da alcuni Gedanken
Experimenten (esperimenti mentali).
Dopo un breve soggiorno a Milano si trasferì a Zurigo, dove
continuò gli studi fino al dottorato in matematica e fisica
presso il Politecnico. Dopo la laurea continuò a dedicarsi
intensamente ad alcuni problemi di fisica teorica, anche quando,
per risolvere le difficoltà economiche più immediate,
prese la cittadinanza svizzera per assumere un modesto impiego presso
lUfficio Brevetti di Berna.
Anche se si trattava di poca cosa, e non certo di una prestigiosa
cattedra universitaria, era ciò che ci voleva per iniziare
un nuovo modus vivendi. Proprio in quel periodo, infatti,
il giovanissimo Einstein (certe rivoluzioni concettuali le possono
spesso fare soltanto i giovani) realizzò alcuni fra i più
sorprendenti sconvolgimenti teorici nella storia delle scienze.
Nel 1905 pubblicò sugli Annalen der Physik tre articoli,
il primo sui quanti di luce, il secondo sul moto browniano,
destinato a confermare in modo definitivo latomicità
della materia, il terzo sui fondamenti della relatività
ristretta.
Questi ormai storici lavori furono lavvio di una lunga e brillante
carriera accademica, iniziata a Zurigo e proseguita in terra tedesca
fino al 1932 quando, a causa delle persecuzioni antisemitiche naziste,
fu costretto ad abbandonare la Germania per essere accolto a braccia
aperte in USA.
Einstein, naturalizzato cittadino americano, si stabilì a
Princeton, dove insegnò presso lInstitute for Advanced
Studies fino al 1945, anno del suo ritiro dallattività
accademica.
Indubbiamente, specie per un uomo mite e semplice, la vita di Einstein,
almeno fino al 1932, fu alquanto tumultuosa; alcune frasi tratte
dalle sue memorie e dalle sue lettere sono, a questo proposito,
significative: Sono un uomo senza radici, Un viaggiatore
solitario, Non è molto importante dove ci si
stabilisce, Lideale per un uomo come me è
quello di sentirsi a casa sua ovunque con i suoi cari
anche
se non sono mai appartenuto al mio paese, ai miei amici o alla mia
famiglia, con tutto il cuore.
Nella storia del potere creativo del pensiero umano Einstein rappresenta
un simbolo, un personaggio che ha colpito la fantasia della gente,
uno scienziato che ha dato un alto e qualificato contributo allo
sviluppo della fisica moderna.
La sua posizione di fronte alla scienza è sintetizzata da
queste parole, tratte da un suo scritto: Con laiuto
delle teorie fisiche cerchiamo di aprirci un varco attraverso il
groviglio dei fatti osservati, di ordinare e intendere il mondo
delle nostre impressioni sensibili. Aneliamo che i fatti osservati
discendano logicamente dalla nostra concezione della realtà.
Senza la convinzione che con le nostre costruzioni teoriche è
possibile raggiungere la realtà, senza convinzione nellintima
armonia del nostro mondo, non potrebbe esserci scienza.
Questuomo che disprezzava la violenza e la guerra fu, suo
malgrado, doppiamente coinvolto nella realizzazione della più
terrificante arma utilizzata nellultimo conflitto mondiale.
Einstein, infatti, oggi viene considerato dallopinione pubblica
(senza alcuna realtà storica) il padre putativo della bomba
atomica: in primo luogo perché uno dei risultati della teoria
della relatività, riguardante la cosiddetta equivalenza massa-energia
(E = mc^2), doveva rappresentare il punto di partenza
del successivo sviluppo dellenergia nucleare; in secondo luogo
perché si deve al suo intervento (voluto da altri) e al peso
della sua autorità scientifica se il governo degli Stati
Uniti dAmerica mise a disposizione i colossali capitali che
portarono alla costruzione (progetto Manhattan) della bomba che
fu lanciata su Hiroshima.
Nella storica lettera del 2 agosto del 1933 inviata da Einstein
al Presidente Roosevelt si legge tra laltro: Alcuni
recenti lavori di E. Fermi e di L. Szilard, che mi furono presentati
manoscritti, mi convincono che lelemento uranio possa essere
usato come nuova e importante fonte di energia, una sola bomba
.
Tornando alle ricerche teoriche di Einstein, dobbiamo ricordare
la classica memoria apparsa nel 1916, Die Grundlagen der allgemeinen
Relativitätstheorie (I fondamenti della teoria della relatività
generale), frutto di oltre dieci anni di studio. Questo lavoro,
considerato dallo stesso autore il suo maggior contributo scientifico,
riuscì fra laltro a spiegare alcuni effetti prodotti
dai campi gravitazionali, come le deviazioni dellorbita del
pianeta Mercurio, la curvatura dei raggi luminosi e il cosiddetto
spostamento verso il rosso delle righe spettrali della luce proveniente
dal Sole.
A parte qualche primo lavoro giovanile, tutta lopera di Einstein
praticamente è rivolta alla geometrizzazione della fisica.
Fino agli ultimi anni di vita egli tentò più volte
di elaborare una teoria unitaria dei campi, una teoria capace, cioè,
di unificare su una comune base geometrica i fondamentali campi
allora meglio conosciuti: il campo gravitazionale e quello elettromagnetico.
Nonostante lo sforzo di elaborazione teorica, i risultati non furono
quelli sperati. La natura non si lasciò convincere
a fare ciò che forse non è nella sua stessa natura.
Grande fu anche limpegno di Einstein nel cercare di presentare
in forma accessibile al più largo pubblico i concetti più
significativi delle sue qualificate ricerche. Spesso soleva affermare
che nessuno pensa con le formule e che le idee fondamentali della
fisica si possono anche esprimere in forma chiara, semplice e intuitivamente
logica, in modo che queste idee possano incidere sul costume, sul
modo di pensare e sul senso comune della gente. Nella prefazione
di una sua monografia a carattere divulgativo (Relatività:
la teoria speciale e generale) afferma: Il libro è
scritto per coloro
che non hanno conoscenza del formalismo
matematico
Per raggiungere la massima chiarezza mi è
parso inevitabile qualche volta ripetermi; senza avere la minima
cura per leleganza dellesposizione ho scrupolosamente
seguito il precetto del geniale fisico L. Boltzmann, secondo cui
i problemi delleleganza vanno lasciati al sarto e al calzolaio.
Dopo la Seconda guerra mondiale, Einstein cercò in tutti
i modi di favorire la pace nel mondo, promuovendo una vasta campagna
popolare contro la guerra e le persecuzioni razziste. Proprio una
settimana prima della sua scomparsa, unitamente ad altri sette premi
Nobel, compilò insieme a Bertrand Russell una dichiarazione
pacifista contro le armi nucleari. Questo messaggio postumo allumanità,
che rappresenta una specie di testamento spirituale dello scienziato,
termina con queste parole: Noi rivolgiamo un appello come
esseri umani a esseri umani: ricordate la vostra umanità
e dimenticate il resto. Se sarete capaci di farlo è aperta
la via di un nuovo paradiso, altrimenti è davanti a voi il
rischio della morte universale.
Per concludere vogliamo sottolineare come lidea della morte
non lo turbava molto; spesso diceva che se ognuno riflettesse sulla
ineluttabile realtà della fine a cui è destinata lumanità,
forse gli uomini cambierebbero in meglio il loro modo di vita.
Alcuni mesi prima di morire, già fortemente ammalato, disse:
voglio andarmene con eleganza quando decido io (aveva più
volte rifiutato una operazione consigliata dai medici); in fondo
ho fatto la mia parte; ormai è ora di andarmene.
Poco tempo dopo queste lugubri considerazioni Einstein moriva il
17 aprile del 1955.
Per sua volontà il corpo venne cremato (a parte il cervello)
e le ceneri disperse in una ignota località.
Tratto da Nuova Physica 2000,
Le Monnier,
Firenze
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